Valeria Ballestrazzi (Balleva) è nata a Ravenna. Fin dall'infanzia dimostra passione per il disegno e i colori che coltiva a livello amatoriale, ma è solo dopo un periodo di interruzione, che sceglie la strada della pittura, con apprezzamenti di pubblico e di critica. Pittrice pluriaccademica, presente da molti anni in campo artistico, ha al suo attivo numerose partecipazioni ad eventi d'arte, concorsi, mostre personali e collettive in Italia ed all'estero, alcune delle quali promosse in collaborazione con le varie ambasciate ed Accademie d'Arte. Nel 2005 è stata nominata Accademica dei "500" di Roma. Ha ottenuto primi premi, medaglie, targhe, diplomi d'onore ed altri riconoscimenti. Recensita dall’editoria d'arte, sue opere sono in collezioni pubbliche, private e presso il: Museo di Pontremoli, il Museo Sciortino di Monreale (PA), il Municipio di Capoterra (CA). Hanno scritto di lei: Levi, Falossi, Cracas, Sgarbi, Pasolino, M° Josè Van Roy Dalì ed altri.

Valeria Ballestrazzi (Balleva) was born in Ravenna. From he childhood she has passion for drawing and colours like an amateur, but after a period of interruption, she choose the way of painting, with approval of public and critics. She is a paintress with a lot of academic awards and she is present from many years in the artistic field because she participated to art events, competitions, collective and solo exhibitions in Italy and abroad, some of those with embassies and Artistic Academies. In 2005 she was nominated academician of "500" in Rome. She got first prizes, medals, plaques, honour diplomas and other awards. She was reviewed from specialised publishers and her works are in public, private collections and at the: Museum of Pontremoli, Sciortino Museum of Monreale near Palermo, the Town Hall of Capoterra near Cagliari. They wrote about her: Levi, Falossi, Cracas, Sgarbi, Pasolino, M° Josè Van Roy Dalì and others.

INTERVISTANDO BALLEVA

Cosa è per me l'emozione di essere artista? Domanda facile all'apparenza, ma non lo è. La cosa basilare è la capacità di provare emozioni, profonde, e mettere la mente in grado di trasfonderle, in modo tale  che restino durature nel tempo, nel  cuore e nel ricordo di chi vede le opere e le ammira. Provare emozioni per dare emozioni: fondamentale. Se poi io sia è vera artista e non semplice imbrattatele, sarà il domani a dirlo.

Quando creo le mie opere, lo faccio di getto?  Adotto entrambi i casi, dipende da cosa mi stimola quel guizzo che si attiva dentro, improvvisamente. Se mi colpisce uno scorcio di giardino, un bosco, un fosso in fiore, calda armonia di un tramonto, mi viene spontaneo iniziare di getto, con le mie spatole, in modo che non sfugga quel momento che mi ha catturato l'anima. Se invece lievita la necessità di mettere sulla tela colori vividi, che si fondono in una danza per trasmettere sentimenti positivi, questi colori si mescolano nella mente cercandosi in un equilibrio stimolante. Quindi l'elaborazione avviene interiormente, ma non si ferma qui. Ho necessità di dare un significato a quello che in apparenza potrebbe già definirsi un'opera compiuta, un significato valido che non distrugga, ma che valorizzi, ciò che ho appena creato. Questa fase da' inizio ai "mal di stomaco" d'ansia. Ogni mia tela astratta mi ha causato questo stato di tensione, fino al risultato finale.

Il mondo è solo fonte di ispirazione o anche confronto con gli altri artisti? Si, con le sue molteplici forme - visive ed emotive - è costante fonte di ispirazione. La capacità di interpretarlo ci mette a confronto, ciascuno con la sua propria personalità e capacità, perché il confronto è crescita.

Quando creo sono cosciente che trasmetto un messaggio. Quale mi piacerebbe che fosse la risposta del mio pubblico?  Sono cosciente che tento di trasmettere un messaggio. La risposta che vorrei dal mio pubblico è che possa avvertire sensazione di benessere, serenità, sentimenti positivi. Se questo pubblico guarda uno sterminalo campo di margherite gialle, l'onda che si adagia sulla riva e dice -"come vorrei essere lì"- sono felice, perché capisco che già è lì.... Obiettivo raggiunto: ho ottenuto quanto mi ero riproposta. Lo stesso dicasi per chi si perde nei miei universi stellati.

Quanto importante è il dialogo con i grandi artisti del passato e quale di loro apprezzo di più? Non so dire, riguardo il dialogo. Penso che predispongano un "fondo" di armonia, ovviamente per quelli più lontani nel tempo. Quello che più mi affascina è il Caravaggio, con le sue luci intense e passionali.Quelli del passato più prossimo, invece, sono gli impressionisti francesi ed inglesi, i macchiaioli ed i pittori dell'ottocento americano. Amo molto le opere (forse dei primi periodi) del M° Salvador Dalì, quelle dei sognanti velieri sospinti dalle ali spiegate di enormi farfalle, i colori nei cieli del mattino i contenuti simbolici che costringono a pensare. Quando recentemente li ho visti ne sono rimasta folgorata.

Arte è rigore  della forma, libertà di espressione o uncompromesso tra entrambi? Tutte e tre le forme, se in meravigliose combinazioni ci regalano il bello supremo, scartando ciò che potrebbe apparire arte e non una sterile provocazione di cattivo gusto, fine a sé stessa.

Ho mai pensato di rinunciare a fare arte? Con le difficoltà dei tempi attuali, a volte si... Poi mi dico... mai, l'arte è l'aria che respiro, anche quando non ho più fiato. L'arte è un soffio vitale.

Mi sono espressa con altre forme d'arte (scrittura, poesia, musica, etc.)? Ho una mia raccolta di quelle che considero sensazioni poetiche, fatte a modo mio - come sempre.
Alcune premiate e recensite. Sensazioni poetiche, semplici, comprensibili da chiunque, poiché hanno un linguaggio emotivamente universale.

INTERVIEWING BALLEVA

What is for me the emotion to be an artist? It’s an easy question to appearance, but it is not. The basic thing is the ability to experience deep emotions, and to put the mind capable of transfiguring them, so that they remain lasting over time, in the heart and in the memory of those who see and admire works. Try emotions to give emotions: it’s crucial. If I be a real artist and not just a bad paintress it will be tomorrow to say it.

When I create my works, I do this straight off or I think my works and I elaborate them before?
I adopt both cases, it depends on what stimulates that swirling that gets in, suddenly. If a garden, a forest, a flowering ditch, a warm harmony of a sunset strike me, I'm spontaneous to start with my spatulas, so that it does not escape the moment that caught my soul. If, on the other hand, there is a need to put vivid colours on the canvas, blending in a dance to convey positive feelings, these colours blend in the mind by seeking a stimulating balance. Then processing takes place internally, but it does not stop here.
I need to give meaning to what may seem to be a work done, a valid meaning that I do not destroy, but that I value, what I have just created. This is the beginning of the "anxiety stomach". Each of my abstract canvas caused me this state of tension, to the end result.

Is the world only source of inspiration or comparison with other artists? Yes, with its many forms - visual and emotional - it’s a constant source of inspiration. The ability to interpret it compares us, each with its own personality and ability, because comparison is growth.

When I create I’m conscious that I transmit a message. What would it like the answer of my public? I'm conscious that I try to send a message.
The answer I would like from my audience is that it may feel a sense of well-being, serenity, and positive feelings. If this audience looks at an exterminating field of yellow daisies, at the wave on the shore and says - "how would I be there" - I'm happy because I understand that it's already there .... Goal achieved: I got what I was revived. The same is true for those who are lost in my starry universes.

How much important is the dialogue with the great artists of the past and which of them do I appreciate more?   I can not say about the dialogue. I think they set up a "bottom" of harmony, obviously for those farther away in time. What fascinates me most is Caravaggio, with its intense and passionate lights. The closest ones, however, are the French and British Impressionists, the “macchiaioli” and painters of the nineteenth century.
I love the works (perhaps of the early times) of Master Salvador Dalì, those of dreamy sailboats driven by the wings of enormous butterflies, the colours in the morning;skies, the symbolic contents that force us to think. When I recently saw them I was blown away.

Is Art the rigor of the rules, freedom of expression or a compromise between them?  All three forms, if in wonderful combinations give us the beautiful supreme, discarding what might look like art and not a sterile provocation of bad taste, end in itself.

Did I ever think to renounce making Art?  With the difficulties of today's times, sometimes yes ... Then I tell ... never, art is the air I breathe, even when I have not breathe. Art is a vital breath.

Did I ever express myself with other forms of Art (writings, poetry, music, etc.)?  I have a collection of those I consider poetic sensations, written in my way - as always. Some of them won prizes and has been reviewed. They are, simple, poetic feelings; anyone can understand them, since they have an emotional universal language.